Spesso una persona intraprende una disciplina mente-corpo senza sapersi spiegare il motivo. È alla ricerca di qualcosa che va oltre il movimento fisico, ma di che cosa?

Pian piano si affeziona alla disciplina, per cui inizia a sentire un particolare rispetto che via via si approfondisce e va di pari passo con il rispetto per l’insegnante o maestro.

Più o meno consapevolmente accade di cambiare stato interiore nel momento stesso in cui si entra nel Luogo (JO) della Pratica (DO), e qualcuno lo esprime, entrando in sala, con un saluto all’ideogramma del Ki, simbolo dell’energia che ha sentito scorrere durante il lavoro sul corpo e sulla mente.

Ma cosa significa portare pieno rispetto non solo per la propria disciplina ma anche per il luogo dove la stessa si tiene?

Non si tratta di regole esterne, ma di bisogni che nascono da dentro: un abito e un corpo pulito, una mente pulita; l’attenzione per evitare rumori e suoni inutili; il prendersi cura dell’ordine degli spazi. Per costruire insieme un’atmosfera di serenità e armonia.

La ritualizzazione di certi comportamenti sostiene la pratica, crea un ponte tra il “fuori” e il dentro” di noi.

A questo punto ciò che all’inizio sembrava una palestra si rivela come Dojo; l’iscritto diventa Praticante, avendo colto le condizioni necessarie per cogliere il senso profondo della sua disciplina. Non per regole o moralismo, ma grazie al contatto con ciò che in noi stessi merita rispetto, e che può renderci uomini e donne migliori.