orso polare

Consapevolezza e ingiustizie planetarie

di Roberto Ferrari

Nell’ultima lettera abbiamo parlato di come la Mindfulness può sostenerci quando le nostre relazioni individuali si fanno difficili e sfidanti.
Essendo una faccenda personale, sembra adeguato affrontarla a livello interiore, delle nostre reazioni, meccanismi automatici, indagine su di sé, perché le difficoltà dipendono chiaramente dalla nostra relazione con quella situazione di conflitto interpersonale.

Ma come può agire la Mindfulness quando si tratta di difficoltà planetarie, globali, come la distruzione di foreste, ghiacciai e clima, come la politica tossica, come la violenza sociale e quella di genere?
Perché anche queste sono faccende personali: quando senti che le foto degli incendi in Australia del 2020, e i milioni di piante e animali bruciati, ti riguardano. Quando la carcassa di un rinoceronte maciullato per il corno ti fa sentire macellato dentro. È una faccenda personale come ti senti quando vedi le masse di diseredati indiani senza lavoro a causa del lockdown nelle città, in marcia a piedi o in bici per tornare ai loro villaggi. O un orso bianco su un blocco di ghiaccio alla deriva.
È un unico mondo, quello là fuori e il tuo mondo interiore. Si rispecchiano. L’Anima Mundi che siamo sente l’urgenza di capire tutta questa sofferenza e ingiustizia, ma anche di agire.
La Mindfulness è anche azione? Questa è una domanda che ti sei fatto e ti hanno fatto, ed è importante affrontarla in questi tempi incerti di pandemia e caos planetario.

A cosa serve meditare, capire la sofferenza, osservare le proprie reazioni, perdonare, essere grati, o provare compassione quando ci sono queste ingiustizie ambientali ed economiche, oggettive, perpetrate da uomini senza scrupoli?

Ti viene da pensare che la Mindfulness manchi di un pensiero critico, e che agisca piuttosto come l’ennesimo “oppio dei popoli”: ti addestra a non giudicare, ad accettare quello che c’è, e così ti adatta al sistema di cui sei solo un piccolo ingranaggio. Come dire: “Se sei stressato, incerto, angosciato, arrabbiato… star bene è una tua responsabilità, e puoi fare Mindfulness per questo!”. Non importa se il tuo disagio deriva dal virus, dal caos sociale o dalle difficoltà economiche di questi tempi, la Mindfulness sembra riportare tutto alla tua difficoltà di relazionarti con i problemi. Così ti toglie il diritto della giusta rabbia, di protestare, di lottare, o dire che stai male. Si focalizza sull’individuo e non sulla società, sull’adattamento e non sul cambiamento.
Tante volte ti sei fatto queste domande, da quando a 20 anni hai iniziato a meditare e i tuoi amici andavano in piazza a protestare. Hai fatto le tue battaglie, ma il dubbio restava sempre: cosa è giusto? Come mi devo impegnare?

Soprattutto ora, in questi tempi davvero incendiari e difficili, pieni di incertezza, paura e rabbia, come la Mindfulness e la consapevolezza ti possono aiutare a sostenere l’impegno per una azione efficace a livello globale, un cambiamento reale?

Sono domande potenti, e senti che il corpo si attiva di emotività, senti l’urgenza di agire, ma anche quella di capire. Premesso che, come tutti, puoi fare molto poco, ma che è essenziale che tu lo faccia.

Per capire puoi partire dal rapporto tra etica e Buddhismo, da cui derivano i protocolli degli interventi di Mindfulness. Un rapporto molto stretto, ma più che dirti cosa fare, la psicologia buddhista mette a fuoco come fare: il know-how è la chiave dell’etica. Se le tue azioni sono intrise di compassione, benevolenza, perdono… puoi fare tutto, anche combattere.
Ma appena perdi questo cuore, appena scopri che te la raccontavi e stavi in realtà nobilitando una rabbia o una paura reattiva, o che sei pieno di disprezzo e rancore per i tuoi nemici, o che agisci in preda alla frustrazione e alla immagine di te, dovresti fermarti. Per agire occorre ritrovare quel cuore pulito che rappresenta il know-how, o meglio il savoir-faire di ogni azione etica. E la Mindfulness può essere un modo molto efficace di guardarti dentro e scoprire le tue motivazioni profonde, sentite nella pancia, e a disaccoppiarle dalle narrazioni con cui le rivesti.

Ma forse per te l’etica buddhista non è significativa, e allora puoi vederla a partire dalla biologia: come umano sei un animale della distanza, separato dalla tua esperienza diretta e vivente, in cui invece gli animali non umani sono immersi senza idea di un “mondo” e di un “io”. Per sopravvivere e prosperare come specie, da migliaia di anni ti sei coordinato con i tuoi simili costruendo narrazioni collettive potenti, che chiamate civiltà, politica, religioni, visioni del mondo. E costruisci soprattutto un “Io”, una identità isolata che vive sospesa tra dilemmi e incertezze, ma che si appoggia alle “realtà narrate” dalla collettività. Oggi ne abbiamo tante, compresa quella di un Io ecologista, vegetariano e solidale, oppure un Io operativo e tecnologico, o un Io con precise opinioni su affettività, religione, politica. Ti rinchiudi dentro queste narrazioni e questa identità come un animale nella sua nicchia ecologica: lì sei sicuro, ti senti forte. Ti attacchi alle tue convinzioni perché ti permettono di sapere cosa sei e cosa è giusto fare, sia che controlli la situazione, sia che ti abbatti perché non ci riesci. Ma tu sei molto di più.
Allora la Mindfulness può aiutarti con la pratica della consapevolezza del momento presente: ti siedi quieto, realizzi in un istante che adesso, solo adesso, sei “questo”. Un “questo” aperto, globale, vivente e fresco, dentro cui viaggiano opinioni e idee di giusto e sbagliato.

Puoi tornare a immergerti non nelle idee ma nel respiro, nella carne, nello sguardo aperto che sei?
Puoi vedere i tuoi punti di vista e prospettive individuali, come strane nuvole su un cielo di consapevolezza più vasto?

Non è difficile connetterti a “questo” istante che sei. Magari prendendo l’impegno di una pratica quotidiana per i prossimi sette giorni, regolare, alla stessa ora. Oppure ti connetti alla consapevolezza e per un tempo breve ma frequente, impegnandoti a fare 3-5 respiri consapevoli ogni volta che senti l’impulso a controllare lo smartphone per aggiornarti sulle ultime notizie di terribili eventi (e confermare la tua visione del mondo).
Si tratta anche di essere realistici sul tempo e le energie che ci puoi mettere, per non cadere in una ulteriore frustrazione; per questo misuri la tua capacità di pratica con prove e fallimenti, e poi ti ci dedichi. Lo fai per te stesso e per le persone a cui vuoi bene. E per agire con efficacia a partire da una visione ampia, intera.

C’è un ultimo aspetto dell’etica che potrebbe interessarti e con cui la Mindfulness e la scienza si accordano bene. Si chiama etica della responsabilità – opposta all’etica delle intenzioni o basata su dogmi: si interessa solo alle conseguenze della tua azione, non a principi etici astratti, siano essi la non-violenza, la virtù o le buone intenzioni.
Vediamo cosa accade quando hai una reazione di rabbia, magari una “giusta rabbia” per le ingiustizie verso le donne, i bambini o verso l’ambiente. Si attiva una cascata di conseguenze: il focus dell’attenzione si restringe, ti concentri in una visione “a tunnel”; vedi solo l’elemento che ha scatenato la reazione emotiva, perdi di vista in un istante la visione complessiva, il contesto, la complessità e i significati di quella situazione; e pur avendo a fuoco una minima parte del problema, senti l’impulso fortissimo ad agire lo stesso. Raramente una simile azione è efficace, spesso genera una reazione analoga, altrettanto immedesimata e ristretta nella visione.
Quando ti addestri con perseveranza nella presenza mentale, sai fare una pausa e interrompere l’automatismo, anche solo per un istante. Semplicemente vedi che è solo un impulso reattivo, e già questo lo indebolisce. Fai un passo indietro, puoi vedere relazioni e implicazioni. Sai che hai il dovere, la responsabilità di osservare tutta la situazione e valutare le conseguenze.

Di fronte a una ingiustizia, riesci a vedere quali sono le azioni migliori da mettere in campo, pur nel tuo piccolo, e quali conseguenze hanno?
Se dovrai combattere, puoi farlo da una posizione di consapevolezza e non di rabbia o paura?

Scrive Simone Weil che affermare di fronte a una ingiustizia: “Non avete il diritto di farlo!”, è solo una rivendicazione che accende i fuochi della guerra. Dire invece: “Quello che state facendo non è giusto” può risvegliare nell’altro lo spirito di cura e amore, di responsabilità.

È un tema molto difficile e profondo, come agire in questi tempi di incertezza e di rabbia. Non puoi che scalfirlo. Ma anche così resti sveglio, presente al momento presente.

Poi, a volte, potresti considerare che spesso si confonde la consapevolezza con la libertà di scegliere. La prima è un evento in atto, anche ora. La seconda, un mito tutto da verificare: sei totalmente condizionato da natura e cultura, sei sempre preceduto dai tuoi pensieri ed emozioni, e con te tutti gli esseri senzienti sono messi così. Forse allora l’etica, la compassione, nasce da un collettivo e gigantesco senso di fratellanza e cura reciproca che ci unisce, in questo ritrovarci a camminare meraviglioso e triste insieme.

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