In questi 6 anni di lavoro, moltissime persone hanno completato il protocollo MBSR con noi. Alla fine di ogni percorso raccogliamo i commenti dei partecipanti. Eccone una selezione, vedete se risuonate con qualcuno di essi.

 

E’ stato disintossicante. Ne ho bisogno. (S., studente, 24 anni)

 

Ho fatto il corso più che spinto da uno stato di malessere per un desiderio di conoscenza, di sperimentare. Forse la mia domanda era ed è relativa a cosa voglio veramente. Il corso mi è piaciuto, ha aperto prospettive. Mi ha aiutato a sostenere le pressioni lavorative. È stato importante, ho visto bene la tempesta di pensieri e gli automatismi mentali al lavoro. (G., ingegnere, 30 anni)

 

Ho difficoltà ad azzerare il cervello, ma qui ci sono riuscita. Mi giudico meno per tutte le cose che non ho fatto. Non so se ho capito bene quale è centro negli esercizi di Aikido che abbiamo fatto, mi ha interessato molto, voglio approfondirlo. Anche la spontaneità di questa lacrima. D’istinto vorrei solo ringraziare tutti. (A., professionista e docente universitaria, 42 anni)

 

Durante questi due mesi, mentre praticavo, ho vissuto momenti di pace e di chiara, anche se breve, percezione del nucleo di presenza che sono io qui, adesso. Momenti per me molto significativi. Vorrei continuare a praticarlo, perché mi rendo conto, da persona che ha praticato molto sport, che anche nella meditazione l’allenamento è fondamentale. (A., impiegato, 42 anni)

 

Il corso di Mindfulness presso Asia Modena è un’esperienza molto intima gestita con grande competenza. Le lezioni di Mariapia e di Roberto sono un’occasione unica per esplorare noi stessi ricavandone strumenti preziosi. Personalmente l’ho apprezzato moltissimo. ( A., Impiegato, 46 anni)

 

Ho molto apprezzato il silenzio, non dover parlare e soprattutto non dover ascoltare, cosa che faccio di mestiere ma che sono stata contenta di sospendere. Il corso ha fatto nascere in me fiducia, una sicurezza nuova. Ho apprezzato molto la dimensione del gruppo e la guida, ho capito che c’è molta differenza tra un insegnante di mindfulness che trasmette la tecnica e qualcuno che la propone vivendola tutti i giorni in prima persona, con una esperienza solida. (F., psicoterapeuta, 37 anni)

 

Sono partito molto scettico, mio padre si è sempre interessato di discipline orientali e proprio per questo non le prendevo sul serio. Per me la mindfulness era una prescrizione medica, o un metodo di rilassamento: volevo solo imparare a portare attenzione al mio studio e ridurre l’ansia. Ho capito cosa può davvero darmi la meditazione durante la domenica di pratica intensiva: ho sentito che per me il nucleo di questa pratica è nella profonda empatia che può coltivare. Negli esercizi avevo i sensi molto più acuti, ero attento a tutti quelli che erano intorno a me, condividevo spazio e sensazioni. Ho capito che questa profonda comunicazione mi interessa molto. (R., studente universitario, 23 anni)

 

Sono venuto qui per problemi di ansia. Sono proiettato nel futuro o nel passato, e gli obiettivi mi mettono ansia. Per questo non sono riuscito a praticare tutti i giorni e ho preferito la pratica informale, ad esempio suonando il pianoforte e restando sulle note, nel momento presente. Ma ho notato anche che quando resto sul presente, provo una grande tristezza: quindi forse l’ansia c’è per non farmi stare nel momento presente, per distogliermi da quella tristezza. Ringrazio tutti, ho ascoltato con molta attenzione, cosa che non faccio spesso nel quotidiano, ed ho imparato tante cose. (A., studente universitario, 21 anni)

 

Con la Mindfulness ho scoperto che per anni ho avuto pensieri ansiosi del tutto inutili, che si possono tranquillamente evitare grazie alla consapevolezza. E che ci sono momenti bellissimi di calma, ascolto e attenzione, in tante situazioni. Ad esempio, prima del corso facevo la doccia in 15 minuti, tutto compreso. Ora ci metto anche un’ora, resto a lungo sotto il getto d’acqua e sono sensazioni bellissime. (C., studentessa, 18 anni)

 

Il corso mi ha permesso di vedere che posso affrontare cose che prima mi parevano difficilissime. In particolare in questi due mesi c’è stato un momento importante, in cui davanti a una situazione davvero impegnativa mi sono detta: non è grave, posso farcela, senza appoggiarmi a nessuno. (V., studentessa, 22 anni)

 

Del corso porterò con me l’esperienza corporea della lentezza, la prateria dello spazio mentale ritrovato, la sorpresa del silenzio, dentro e fuori, il lavoro di sottrazione che fa affiorare pensieri inediti e ricordi che non credevo di ricordare, la meditazione che spegne il rumore e infiamma la giornata. Ho avuto conferma che il cambiamento è possibile, e ho anche visto le mie resistenze e abitudini, dove il desiderio di cambiare si scontra con il timore. Perché sgombrare il campo da ansie, fatiche e ostacoli veri o presunti significa trovarsi di fronte a “quel che c’è, così com’è”. Vorrei capire come starci. (E., docente universitaria, 54 anni)

 

Pratico yoga da anni, sentivo la necessità di fare un passo ulteriore. E l’ho fatto! Quando un giorno siamo usciti fuori a passeggiare in silenzio, mi sentivo molto dentro, nel mio- me-stessa. Da lì tutto è cambiato, sono più presente a ciò che faccio, anche se non mi piace. Sono più aperta anche a ciò che è sconosciuto, ho bisogno di conoscere. (M., impiegata, 52 anni)

 

Ho sempre avuto difficoltà a dormire, ma ora quando mi sveglio di notte non guardo più l’orologio e non mi metto a fare cose. Semplicemente sto attento al buio, è un tema interessantissimo. E così mi riaddormento, fino al mattino. Durante il giorno cerco di portare la mindfulness nelle cose che faccio, che sia guidare, fare sport o insegnare, e questo le rende più profonde e belle. I momenti più importanti durante il corso sono stati esperienze estetiche, la contemplazione di una foglia d’autunno, vedere come da essa nascessero interi mondi. (E., musicista, 52 anni)

 

Durante il corso è avvenuto un momento di svolta: ho vissuto un profondo senso di pace i cui effetti sono continuati nella settimana successiva. Ero senza pensieri come “devo fare questo e quello”, “questo mi piace”, “questo non mi piace”. La mente sgombra. (P., Project Manager, 44 anni.)

 

Sono malata di cancro e ho intrapreso un percorso di mindfulness qui per imparare ad alleviare e gestire lo stress delle cure e della malattia. Avevo letto un libro di uno scienziato che l’aveva sperimentata in pazienti oncologici con successo. Ora ho scoperto che, al di là della salute, mi piace proprio la meditazione e vorrei approfondire. Sono stata molto contenta del gruppo e della conduzione. Ogni ora di meditazione durante questi due mesi per me è stata un progresso. (E., impiegata, 37 anni)

 

Meditavo già, ma senza regolarità. Di questo corso ho trovato molto utili gli input che ho ricevuto dai conduttori e le loro tracce audio. Mi hanno fatto apprezzare ciò che vivevo. Ad esempio qualche giorno fa ero a Roma per lavoro, aspettavo il tram e mi sono detta: “Proviamo a portare attenzione consapevole ai suoni, ai rumori intorno a me”. Ho vissuto i rumori di Roma come tante presenze vive, qualcosa che non avevo mai percepito con quella forza e quel vigore. Ho visto le cose come per la prima volta, senza il filtro di me, del pensiero. Una consapevolezza molto viva, mi sono quasi spaventata. Una cosa strana, ma che ho sentito vera, mi sono anche detta: “Ma che cosa mi sono persa!”. (T., dipendente pubblico, 47 anni)

 

Ho intrapreso il corso su indicazione della mia psichiatra. Ero molto scettica sulla meditazione, non mi piace la new age e quelli che urlano “Io mi amo!”; ma avevo problemi pesanti e l’ho presa come la mia ultima spiaggia. Pian piano mi sono lasciata andare a ciò che succedeva nella pratica, in gruppo e a casa, e dopo i primi incontri non pensavo più alla mindfulness come una cura, che mi doveva servire nei momenti di ansia e negli attacchi di panico: era interessante meditare di per sé. Mi ha dato anche risultati, ho meno ansia, perché prima cercavo di rimuovere tutto ciò che mi creava difficoltà ma dopo tornava sempre su, mentre ora ci sto attenta. A volte è difficile, ma va molto meglio. (P., educatrice, 55 anni)

 

Ho una formazione scientifica e questo ambito mi era sconosciuto, sono andato sulla fiducia di chi me lo proponeva. Le attività che abbiamo fatto sono state per me una continua sorpresa, al punto che mi hanno fatto dimenticare gli obiettivi che mi ero posto all’inizio, ad esempio ridurre l’irritabilità (anche se questo si è verificato, non mi sono arrabbiato per settimane). è stato forte il contrasto con le mie idee precedenti: pensavo si trattasse di imparare una tecnica di autocontrollo, perché per me “stare attento” significava attento a come ti comporti e come ti proponi agli altri; invece è solo l’atteggiamento di accogliere, osservare gli eventi, vedere le reazioni. è stata una palestra molto interessante, la mente vaga meno in modo naturale. Il lavoro a casa – per me lo yoga è difficile per limiti fisici – l’ho focalizzato soprattutto sulla meditazione sul respiro. La giornata intera di pratica è stata importante perché ero presente a tutto lo scorrere del tempo, proprio così come scorreva. Non c’è niente di banale nello scorrere del tempo – e neppure nulla di eccezionale, mi pare che neppure i momenti di felicità diano il senso di tutta una vita. Ma c’è questo modo di “vivere di più”, di restare presente a tutto quello che mi succede così come succede. (E., pensionato, 68 anni).

 

Ho fatto il corso non per un problema di stress, ma per fare un’esperienza di meditazione oltre alla mia, che conduco regolarmente. Ho ricevuto ottimi spunti e anche l’esperienza nel gruppo mi ha permesso di vedere meglio i miei giudizi: ad esempio, avendo già esperienza ero partito con una certa presunzione. Ringrazio tutti. (P., 28 anni)

 

Ho fatto il corso perché volevo smettere di rimuginare su ciò che mi era successo e perché volevo perdonarmi. Proprio in questa ultima settimana di corso ho capito che non c’è niente da perdonare, che posso accogliere tutto. Perché tutto ciò che accade fa parte della stessa cosa che si muove assieme, anche i fatti che sono accaduti, il mio modo di reagire e il fatto che ho i capelli ricci: è così, punto. Ora lo accetto di più. (E., impiegata, 46 anni,)

 

Durante il corso ho avuto modo di personalizzare i tempi e di trovare il mio modo di coltivare la consapevolezza del momento presente. Ho visto effetti sul piano relazionale, a volte si sono sciolte le tensioni sul lavoro e nel rapporto con la mia compagna. Ho sentito tra l’altro un grande senso di apertura, direi di compassione, verso tutto e tutti, commovente. Poi nei giorni successivi è emersa una tristezza che conosco bene, e tante domande su di me e su come vorrei la mia vita. ( C., area manager, 38 anni)

 

La Mindfulness è stato proprio un tuffo, in me stessa. Ciò che ho sperimentato è stato imprevedibile ed è difficile da esprimere a parole (esattamente per questo non ne capivo nulla leggendo di mindfulness o sentendone parlare!). Sperimentare la “consapevolezza” può essere un’esperienza che ti cambia, e i cambiamenti, una volta iniziati, sono un flusso potente, attraente, travolgente. Per me, che ho una patologia cronica, la malattia di Crohn, sentire il mio corpo, dal quale negli ultimi 20 anni avevo imparato a prendere le distanze (per non sentire i segnali, il dolore, ma anche la sfiducia in “lui” -me- e la paura dei suoi -miei- disagi), la Mindfulness è stata l’azione di togliere un mattoncino alla volta di un grande muro che avevo eretto. Dalla prima volta ho sentito disagio, che si è espresso con tachicardia e sudorazione. La potenza del gruppo e la presenza pacifica, rassicurante e centrata dell’insegnante, Maria Pia, mi hanno permesso di stare in quelle sensazioni, senza sentirmi travolta, ma semplicemente di “stare”. Per fare le attività a casa ho sentito che dovevo procedere per gradi, quindi ho scelto lo yoga, che mi permette di muovere il corpo, e poco alla volta ho introdotto la meditazione. Il vero scatto, potentissimo, è avvenuto in occasione del giorno intensivo, una domenica in silenzio e pratica con Roberto. Per la prima volta il cuore non ha accelerato: il disagio si era scaricato, attraverso il suo ascolto!!! La “caduta del muro”, ancora in atto (ci vorrà tempo…), ha mosso radici profonde, appunto radicate ne radicali, come la credenza che fermarsi sia “peccato”, che bisogna sempre fare, andare, correre, incastrare… . Da che sono adulta credo che sia stata la prima volta che sono stata in ascolto. Come ci ha insegnato Maria Pia, è nella pratica costante che avvengono i cambiamenti; iniziare con un gruppo è stato fondamentale, l’energia che si crea sostiene e promuove lo stare nel “qui e ora”. Quando sento di faticare nel fermarmi, per praticare, chiudo gli occhi e ritorno con la mente al cerchio di persone intorno a me, e la respirazione comincia. Sono grata di aver iniziato questo cammino. (F., psicologa, 35 anni)

 

Praticavo già Mindfulness (o almeno ci provavo con difficoltà e poca costanza) ma questo corso mi ha davvero aperto la mente dandomi gli strumenti e concetti necessari per arrivare a praticare quotidianamente e sfatare falsi miti. Gli insegnanti Maria Pia e Roberto sono stati capaci di creare un gruppo unito e un atmosfera unica, potente e non giudicante. Ogni sessione di pratica mi ha regalato preziosi spunti che sono riuscito subito ad applicare nella mia quotidianità e trovarne benefici, nonostante la durata del corso sia di due mesi e quindi molto concentrata. Le mie relazioni sono migliorate, soprattutto quelle conflittuali: agendo in modo mindful riesco a creare dei piccoli spazi dentro di me, tra l’emozione e la reazione, che mi permettono sempre di più di scegliere consapevolmente quale sia la cosa giusta da fare per me stesso e per la persona con cui mi relaziono. Una altra cosa preziosa che mi ha lasciato è la consapevolezza del mio corpo, su quanto ci può insegnare se riusciamo ad ascoltarlo e apprezzare momenti che prima neanche prendevamo in considerazione. Il full-day mindfulness è stata una esperienza unica e incredibile, che il gruppo ha potenziato ai massimi livelli e ancora una volta mi ha fatto capire quanto questa pratica sia potente e importante in una società come quella attuale, sempre più frenetica, dolorosa e inconsapevole. Corso meraviglioso, grazie! (S., programmatore, 40 anni)

 

La prima volta che sono riuscita a sedermi veramente con me stessa, sono fuggita. Ho iniziato il percorso di mindfulness durante un periodo di ricerca. Venivo da un profondo senso di smarrimento e un paio di malattie che mi hanno portata ad avere un rallentamento generale. Mi sono ritrovata a riflettere sul modo in cui stavo affrontando la vita, su chi fossi e cosa sarei dovuta diventare. Spesso mi sembra che la società in cui viviamo ci urli costantemente che ciò che facciamo non è mai abbastanza. Vedevo gli altri in grado di rispondere a queste richieste, mentre io invece non solo non riuscivo a fare altrettanto, ma non ce la facevo più a mantenere i miei stessi ritmi. Sono crollata più volte, sopraffatta da un senso di inadeguatezza e insoddisfazione, come se stessi facendo qualcosa per la quale non ero destinata. Ora che il corso è finito, la realtà che mi circonda non è cambiata: restano gli ostacoli, i dubbi e le frustrazioni del quotidiano. Ciò che però è profondamente mutato è il modo di guardare ciò che mi circonda e ciò che ho dentro: uno sguardo più dolce, delicato, consapevole, comprensivo, presente. Grazie di cuore per la preziosa guida e per i fantastici compagni di viaggio! (C., 28 anni)

 

Rispetto a prima di questo percorso mi sento meno pensierosa ed irritabile, ho meno tensioni e dolori nel corpo, umore stabile e sono più libera di essere quello che sono. Mi sento più ricettiva, ho gli occhi aperti e vivo anche strani momenti di gioia, che mi stupiscono. Sono riuscita a praticare, e la cosa che più mi ha interessato è capire che la Mindfulness non è uno sforzo di concentrazione, non è una costruzione, ma piuttosto un ripulire, togliere quello che c’è di troppo e trovare che questa presenza, questa dimensione di fondo è sempre lì. Un momento di svolta è stato percepirmi come una roccia in mezzo al fiume, stabile, con l’acqua che le scorre intorno. Il mio sguardo era rivolto a valle: non so cosa arriva ma so che scorre attorno a questo centro così fermo. (V., grafica, 28 anni)

 

Questo è stato un periodo pieno di stress, di pensieri, preoccupazioni, giudizi e la pratica non è stata facile. Solo una settimana, in cui sono stato a casa malato, ho praticato bene e ho sentito di corrispondere alla realtà delle cose in modo molto vivo. Durante quella settimana è accaduto che ero dentro un loop mentale quando a un tratto, andando in macchina dal medico, ho notato che intorno c’era una vista molto bella… la luce autunnale, le colline, i colori mi hanno suscitato un momento di meraviglia. Che mi ha sganciato da quel loop e mi ha acceso la giornata. La sensazione se ne è andata, ma ora so che c’è questa qualità di tempo molto vivo che è sempre lì che mi aspetta. I miei automatismi e giudizi che ho iniziato a intravedere, sono molto radicati. Ma ora so che finisce, so che io non sono solo quello. Io resto sullo sfondo, so che c’è quel giudizio. Sì, questa è consapevolezza. (C., educatore, 31 anni)

 

Praticavo già Mindfulness e la applicavo in ambito professionale, ma sento che ora riesco di più a restare nella consapevolezza. Inoltre ho aggiunto alla mia pratica l’elemento dello yoga e un forte rapporto con il corpo, e sono riuscita a praticare ogni giorno. Mi si sono ampliate le possibilità. (L., arteterapeuta clinica, 41 anni)

 

Sono arrivata qui con micro-difficoltà quotidiane, è un periodo impegnativo perché ho smesso di fumare. Durante questi due mesi di mindfulness, a contatto con quello che io chiamo il mio esser- ci, ma soprattutto a seguito della conferenza di Franco Bertossa sulla meditazione cui ho partecipato mentre facevo il corso, è emersa una “compagna” che chiamo Sofferenza esistenziale. In realtà è sempre stata lì, ma ora mi pare di non farci più a pugni come mio solito, mi sono tolta i guantoni e ora accetto che sia una sorta di “compagna di viaggio” che se ne sta di fianco a me. Ho sempre pensato che non sia allontanabile, ma che occorra imparare a conviverci, vorrei capire come farlo. Questo è un periodo triste per me, non sono per niente ottimista. Sento che è una sofferenza particolare, con la S maiuscola e so che non ha a che fare con disagi psicologici o relazionali, anche se questa è una delle letture possibili, perché è un dolore proprio della condizione umana in generale ed ha a che fare con il fatto di esser-ci, di essere “gettati” nella condizione umana. (D., 43 anni, funzionario area servizi sociali)

 

Ho vissuto un momento importante durante la giornata intera di pratica mindfulness: mi sono trovata senza pensieri giudicanti – ne ho sempre molti – con un grande senso di leggerezza. La pratica, che da principio sentivo meccanica, quasi una tecnica, ora mi sembra molto più naturale e spontanea. Mi è nato un interesse soprattutto per capire meglio dove sono, dove è la mia coscienza, e vorrei coltivarlo. (V., impiegata, 37 anni)

 

Mi sono iscritto al corso Mindfulness per integrare le mie conoscenze sulla mente umana e le sue infinite sfaccettature. Grazie alla meditazione sul respiro sono in effetti riuscito a sondarla in profondità, trovandovi irresistibili spinte verso il futuro e “le cose da fare”, altre verso il continuo giudicare eventi e situazioni passate, altre ancora verso le dimensioni dell’umana esistenza in rapporto al mondo e all’universo intero. Durante le meditazioni collettive mi è spesso capitato di provare un piacevole e inaspettato senso di dignità e di gioia che aumentava quanto più restavo immobile e centrato. Alle volte mi è capitato di avere una percezione “quantistica” dell’universo, quasi un’espansione della coscienza che curiosamente si getta a mo’ di astronauta in uno spazio cosmico ove sparisce ogni confine tra mondo interiore e mondo esteriore. A volte, mentre medito, mi sorge una domanda: siamo noi che respiriamo o è qualcos’altro, magari l’universo, che respira attraverso di noi? Un percorso, quello della Mindfulness, che consiglio a tutti. (D. , NLP trainer e scrittore)

 

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