Yoga informato sul trauma: una introduzione

Lo Yoga è una pratica basata sulla cura e la scoperta di sé, in cui è importante per ciascuno trovare l’approccio più adatto e sicuro per sé, e bilanciarlo in base alle proprie condizioni e al proprio bisogno.

Questo è particolarmente vero per chi ha nel suo trascorso delle esperienze traumatiche interpersonali di vario tipo, che richiedono un approccio al corpo molto delicato e consapevole.

In questo senso è importante che chi ha questo specifico vissuto sappia distinguere tra molti differenti stili di yoga, o almeno tra i principali indirizzi di pratica che si possono trovare, semplicemente con una breve ricerca su internet, in qualunque città europea. Lo yoga è una pratica estremamente variegata, con innumerevoli eccezioni e interpretazioni: orientarsi non è facile, ma è molto importante per chi deve avvicinare le sue sensazioni fisiche con grandissima cautela e delicatezza.

Stili di Yoga in Occidente

In generale si può dire che alcuni stili sono più focalizzati sull’allineamento posturale, mentre altri si concentrano sull’ intensità, o sul sincronizzare movimenti e respiro. Ve ne proponiamo una breve rassegna critica, certamente non per condannare alcuni a favore di altri ma solo per permettere di capire quali possono essere le caratteristiche più adatte per ciascuno e darvi la possibilità di fare scelte consapevoli e appropriate.

Il Power Yoga è molto diffuso: è un adattamento occidentale dello yoga che si concentra sulla forza e la flessibilità usato da molti come forma di esercizio e di fitness. Una variante del Power Yoga che si va diffondendo in questi anni è lo Yoga Bikram, che prende il nome da quello del fondatore: ha la caratteristica di svolgersi in ambienti riscaldati fino a 40 gradi, e potreste iniziare a sudare appena entrati nella sala di pratica! Il sudore è abbondante e pervasivo e questo è da tenere presente nel valutare gli spazi a disposizione di ciascuno nella sala.
In generale il linguaggio che tendono ad usare gli insegnanti di Power e Bikram Yoga incoraggia a “tenere un po’ di più la posizione”, a “spingersi un pochino più in là” e “a approfondire un po’ di più”. In generale si tende a guidare gli studenti a superare se stessi e i propri limiti, piuttosto che ascoltarsi. Spesso le sequenze sono totalmente preordinate: se uno studente prova a fare qualcosa di diverso da ciò che viene indicato può essere corretto pubblicamente; gli istruttori tendono a dare direzioni molto specifiche su come una forma deve essere fatta, riducendo quindi lo spazio per l’esplorazione individuale. L’accento è sulla sfida a “conquistare” una determinata posizione.

Un altro stile molto popolare in Occidente è lo Iyengar Yoga, anche questo dal nome del suo fondatore indiano. Anche questo decisamente orientato verso l’obiettivo, che è il corretto allineamento di ogni posizione. Per ottenerlo si fa ampio utilizzo di strumenti di sostegno quali mattoncini, archi e cuscini, e in alcuni casi potete vedere nella sala di pratica interi muri con cinghie e funi. Utilizzare questi sostegni e vincoli può essere un esperimento molto divertente ed utile, ma se non è proposto in modo adeguato può confermare il sentimento che il proprio corpo sia un problema, che ha bisogno di essere corretto. Non si consente così alla pratica yoga di assumere quella dimensione di fiducia, accettazione e apprezzamento di sé che è così importante per lo sviluppo individuale.

Infine sono pure molto diffusi corsi di Vinyasa Yoga, uno degli stili più praticati in occidente. Si tratta in genere di varianti dello stile Astanga Yoga, uno dei primi ad arrivare in occidente grazie al lavoro di un altro insegnante indiano, Pattabhi Jois. Nel Vinyasa si sottolinea l’importanza di creare una connessione nel susseguirsi dinamico delle posizioni e tra le posture (asanas) e il respiro. Spesso lo si indica anche come Flow yoga. Il flusso di movimenti può essere anche abbastanza rapido, e questo dipende da ciascun insegnante. Ma in un corso di Vinyasa può capitare anche di perdersi, restando indietro rispetto agli altri e con la preoccupazione di riprendere il ritmo. Quando il ritmo è troppo rapido può generare sensazioni di fallimento e inadeguatezza, quando invece si trova un passo adeguato, non troppo rapido non troppo lento, allora le persone possano osservare bene, e sentire bene, dall’interno, la loro pratica. Possono sperimentare il rapporto tra respiro e movimento in modo sicuro ed efficace.

Una variabile cruciale: l’insegnante

Forse la variabile più importante in ogni corso di yoga è l’insegnante stesso: qualcuno è estremamente rispettoso delle caratteristiche di ciascun praticante; qualcun altro è molto direttivo e può, ad esempio, proporre continuamente correzioni visive (mostrando la posizione in modo anche troppo flessibile ed acrobatico), verbali e anche fisiche. Le correzioni sono molto importanti per la sicurezza dello studente di Yoga, ma possono essere troppo intense e intrusive quando sono fatte per corrispondere a un modello dato. Questo è vero soprattutto se comportano un contatto a livello fisico, che in ogni caso non dovrebbe essere improvviso, e andrebbe preceduto da una specifica richiesta da parte dell’insegnante.

La scuola Yoga di Asia

Nasce da uno dei pionieri dello yoga in Europa, il belga Gerard Blitz (allievo – come i già citati K. Pattabhi Jois e BKS Iyengar – del Maestro Krichnamachariya, uno dei più influenti maestri yoga indiani del’900) attraverso l’insegnamento dei suoi allievi diretti Franco Bertossa, Giulio di Furia e Beatrice Benfenati. Si tratta di un approccio di Hatha e Raja Yoga (yoga fisico e mentale, secondo termini sanscriti) basato sull’ascolto delle proprie caratteristiche fisiche e dei propri bisogni emotivi e cognitivi, in cui viene incoraggiato l’adattamento delle posizioni allo studente, piuttosto che quello dello studente alle posizioni, la scelta di varianti e supporti, i tempi adatti a ciascuno.

Evitiamo di proporre l’idea di adeguarsi a un modello o di superare sé stessi. Piuttosto invitiamo a ascoltare e frequentare i propri limiti fisici ed emotivi, a osservare le sensazioni associate: questo porta spesso, naturalmente, a ampliare i loro margini di tolleranza e spostare i limiti un poco più in là.
L’insegnante e gli altri studenti sono tenuti in ogni modo a rispettare i confini di ciascuno e il suo spazio personale. Sappiamo che lo studente ha fatto talvolta uno sforzo per entrare nella sala di pratica, e facciamo di tutto per farlo sentire benvenuto, senza avvicinarlo troppo se non lo desidera.
In questo senso lo yoga di Asia ha una impostazione adatta a essere proposto nell’ambito del trauma, ma viene integrato da accorgimenti e setting specifici.

Lo Yoga informato sul trauma

Essenziale al lavoro con il trauma è stata una specifica formazione che l’insegnante di questo corso ha ricevuto da David Emerson, insegnante di Yoga da oltre 15 anni presso il Trauma Center di Boston. Il centro è una avanguardia mondiale nel campo della cura del trauma, e ha condotto per anni ricerche controllate e randomizzate sullo Yoga applicato al trauma, con risultati rilevanti pubblicati da riviste scientifiche accreditate:

Il Trauma center è stato fondato e diretto dallo psichiatra Bessel Van Der Kolk (del quale in italiano è disponibile il libro “Il corpo accusa il colpo”, Ed. Cortina, 2015) dove passa in rassegna con uno stile accessibile tutti casi clinici e molte terapie somatiche possibili, tra le quali lo yoga. David Emerson ha sviluppato il programma di yoga per il trauma e ha scritto due interessanti libri su di esso (Overcoming Trauma throught Yoga, D. Emerson and E. Hopper, North Atlantic Books, Berkeley, Cal., 2011)( Trauma-Sensitive Yoga in Therapy, D. Emerson, W.W.Norton &Company, New York, 2015)

Prima che la terapia, lo scopo di questo corso è rendere accessibile a tutti l’esperienza dello Yoga in totale sicurezza, senza rinunciare a precisione, intensità e bellezza, ma adattandole appunto alle condizioni individuali di chi ha vissuto traumi interpersonali anche leggeri e potrebbe non trovarsi a suo agio in una classe di yoga come quelle sopra indicate.

Alcune indicazioni sullo stile di lavoro nel corso

Il focus delle lezioni è incentrato sulla possibilità di vivere il corpo da dentro, in piena consapevolezza del momento e dello stato presente (mindfulness). L’ascolto del respiro e del suo rapporto con la forma del corpo e con lo stato energetico, con l’attenzione e la concentrazione, è un elemento centrale.

Per insegnare si utilizza un linguaggio non direttivo, che invita all’indagine – “notate se”, “osservate quando”, “permettete”, “sentite”. Piuttosto che indicare qualcosa di giusto o sbagliato questo linguaggio nutre la capacità di sperimentare e di essere curiosi. Inoltre durante la lezione gli studenti sono portati a effettuare scelte e a essere responsabili della propria pratica – con indicazioni che invitano a certe azioni invece di prescriverle: “quando siete pronti”, “se volete”, “uscite dalla posizione quando volete”, “se questa posizione per voi non va, potete provare quest’altra”. In questo modo sono protagonisti della loro pratica e non semplicemente esecutori. Ovviamente la sicurezza è sempre una priorità: vengono date istruzioni chiare e specifiche quando vi è la possibilità di farsi male – ad esempio in una posizione di grande apertura o in cui sono implicate articolazioni sensibili come il collo, le lombari o le caviglie.

Essendo lo scopo quello di ascoltarsi e di identificare cosa è meglio per sé, lo studente riceve correzioni minime, personalizzate e quasi sempre verbali. Sappiamo quanto è utile ricevere un sostegno dall’insegnante che alleggerisca, stabilizzi o renda confortevoli le posizioni, e soprattutto all’inizio questo viene fornito; si fa ampio uso di supporti morbidi (coperte e cuscini) e di varianti delle posizioni per renderle accessibili a tutti in sicurezza. Le indicazioni vengono offerte a un ritmo lento e graduale, ed è sempre possibile parlare con l’insegnante di ogni piccola difficoltà o imbarazzo.

Se accoppiato al lavoro di psicoterapia con uno specialista, lo yoga informato sul trauma ha dimostrato di poter essere uno strumento prezioso per affrontare problemi anche annosi o invalidanti.